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Educare al mondo che cambia

Cittadinanza Attiva, Multiculturalismo, Multilinguismo, Lingua Inglese, Etica. Relatore del tema: Marinella Sclavi, dirigente scolastico (correlatore: Rosaria Cancelliere)

 

L'educazione alla cittadinanza rappresenta una tematica centrale nel contesto culturale odierno. Se questa educazione è già presente nelle indicazioni nazionali, trasversalmente alle diverse discipline, bisognerà dare ad essa nuovo slancio. Le recenti circolari sull’integrazione dei bambini e ragazzi di cittadinanza non italiana, sulla scia della ormai solida tradizione italiana di buona integrazione, chiama, in ogni caso, a un nuovo patto sociale ed istituzionale, che assume oggi forme inedite, a partire da quella di una economia orientata alla condivisione.

 

Qual è il ruolo della scuola in questo processo di cambiamento?

 

La scuola di oggi deve essere un luogo capace di dare ai giovani le “abilità culturali” inerenti l’approccio interculturale, l’orientamento al confronto e l’educazione per diventare davvero cittadini del mondo.

Come farlo? Diventando uno spazio ideativo e partecipativo in cui i ragazzi, a partire dall’adozione di nuove modalità organizzative della didattica, imparino praticandola la differenza tra dibattere e dialogare. A differenza del dibattere, un metodo che prevede l’emergere di una ragione o di un torto, il dialogare parte dalla comprensione del punto di vista degli altri partecipanti, con i quali si è in assoluta parità. Bisogna immaginare una didattica realizzata in piccoli gruppi, in cui i ragazzi diventano esploratori in grado di comporre “pezzi” di lezione assieme agli insegnanti. Così imparano ad essere protagonisti della vita sociale, attraverso una modalità di comunicazione non antagonistica che riscriva, assieme, le regole della convivenza. E la scuola diventa un attore sociale capace di dialogare con il territorio, con le famiglie, con le istituzioni.

 

Il riconoscimento di ogni diversità – di provenienza nazionale e culturale, di lingue, di genere – non è una sfida che si gioca solo sul piano delle discipline apprese, in astratto rispetto ai vissuti di ognuno. E, se così è, quanto possono la scuola e gli insegnanti spingersi nelle sfere familiari? Dove avviene la negoziazione proficua tra l’urgenza di “dare parola” alle cose della vita e rispettare le sensibilità? Quali sono i rischi di tutto questo e quali le promesse? Anche le grandi sfide dell’etica entrano così a fare parte dell’incontro largo che la scuola offre.

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